Ingredienti
- 4 Bracioledi maiale con l’osso da 180gr l’una
- 1 Mela verde
- 1 Carote
- 60gr Burro
- 20gr Farina 00
- 40gr Uvetta
- 30gr Pinoli
- 1 bicchiere Vino bianco secco
- 2 cucchiai Olio Evo
- qb Pepe
- qb Sale
Direzione
Braciole di Maiale con Uvetta
Le Braciole di Maiale con Uvetta sono un secondo piatto ottimo da gustare a pranzo od a cena con familiari ed amici.
Per le Braciole di Maiale con Uvetta disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.
In una ciotola con acqua tiepida mettere a rinvenire l’uvetta per almeno 30 minuti, strizzarla e tenere da parte.
Pelare la carota, lavarla, tritarla e tenere da parte.
Sul piano di lavoro con un coltello ben affilato tagliare a dadini la mela, eliminare il picciolo, il torsolo, i semi e tenere da parte.
In un piatto piano mettere la farina e tenere da parte.
Lavare le braciole, asciugarle con carta assorbente da cucina, batterle leggermente con il pesta-carne per rompere le fibre, togliere con un coltello ben affilato le parti grasse perimetrali, salarle, peparle, infarinarle e tenere da parte.
In una padella antiaderente capiente mettere a scaldare 40gr di burro e 2 cucchiai di olio evo.
Mettere le braciole e farle rosolare, girarle 1 sola volta, a fiamma moderata.
Versare ½ bicchiere di vino bianco secco e far evaporare.
Trasferire le braciole su di un piatto di portata e tenere al caldo.
Nella padella con il fondo di cottura delle braciole aggiungere il restante burro, la mela a dadini, la carota tritata e far rosolare mescolando.
Versare ½ bicchiere di vino bianco secco, l’uvetta, i pinoli e cuocere per 5 minuti, mescolare.
Aggiungere le braciole e far insaporire per 2 minuti, rigirarle 1 sola volta.
Rimettere le braciole su di un piatto di portata con il loro contorno.
Servire in tavola direttamente sul piatto di portata preparato.
Nota
Le Braciole di Maiale con Uvetta non necessitano di contorno.
Il maiale (Sus scrofa domesticus), chiamato anche suino o porco, è un suide addomesticato appartenente ai mammiferi dell’ordine artidattili suiformi.
Il maschio fertile si chiama verro, la femmina scrofa e i cuccioli lattonzoli; questi ultimi, in particolare, a loro volta si definiscono verretti se maschi o scrofette se femmine.
Si tratta di uno tra gli animali da macello più diffusi e più utilizzati dall’uomo, anche in ragione dell’ampia gamma di sottoprodotti derivati, che vanno da articolatissime specifiche lavorazioni delle sue carni allo sfruttamento delle setole (da qui il detto “del maiale non si butta via niente”).
Il maiale domestico appartiene alla stessa specie del cinghiale e può riprodursi con esso.
Il termine maiale deriva dal latino majalem (“porco castrato”), così chiamato poiché era spesso utilizzato come sacrificio a Maia, madre di Mercurio.
L’allevamento del maiale pare antichissimo, e raffigurazioni di suoi presumibili progenitori sono anche nei graffiti della grotta di Altamira (ca. 40.000 a.C.). Intorno al 5.000 a.C. si suppone che sia avvenuta la domesticazione, in Cina, e tracce di poco più recenti se ne hanno anche in Mesopotamia.
Il maiale è sempre stato di vitale importanza nel sistema alimentare dell’uomo e la sua copiosa produzione lo ha reso di generale popolarità.
Molte delle caratteristiche morfologiche o comportamentali del maiale sono anzi entrate nella fraseologia comune presso quasi tutte le culture (per lo più in senso spregiativo o offensivo, sino alla blasfemia).
Le caratteristiche nutrizionali della carne di maiale, ricca di grassi, sono forse all’origine di taluni precetti di alcune religioni (particolarmente di alcune originate in aree calde del Pianeta) che vietano di cibarsene o ne limitano l’assunzione.
L’utilizzo del maiale in cucina è sempre stato il principale e spesso unico scopo del suo allevamento. La sua carne viene utilizzata in svariati modi culinari, cotta con tecniche simili a quelle della carne bovina, oppure utilizzata per farne salumi di vario genere o per utilizzarne il solo grasso, a seconda del taglio.
Si usano in cucina anche alcune frattaglie, fra cui il cervello, il fegato, il sangue (come, ad esempio, nel migliaccio pistoiese) e addirittura i piedi.
Le varie forme culinarie di utilizzo possono variare da paese a paese e, all’interno dello stesso, da regione a regione.
Nemmeno il grasso distribuito nella parte interna del maiale viene sprecato: si tratta della sugna, che viene fusa e poi utilizzata in vari modi, tra i quali la ricopertura della parte magra del prosciutto nella fase di stagionatura di quest’ultimo.
In Italia la cottura delle carni avviene quasi sempre in padella o sulla griglia, mediante frittura o a fuoco lento nella preparazione di arrosti e brasati.
Nei paesi nordici quali Germania e Austria parti delle carni di maiale idonee vengono anche servite bollite.