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Panzerotti alla Romana

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Ingredienti

Regolare le porzioni
Per Impasto
200gr Farina 00
30cl Latte
100gr Burro
2 Uova
qb Sale
Per Ripieno
200gr Mozzarella
70gr Prosciutto crudo
40gr Parmigiano Reggiano
4 Uova
1 ciuffetto Prezzemolo
1/2 litro olio arachidi
qb Noce moscata
qb Pepe
qb Sale

informazioni Nutrizionali

18,5g
Proteine
246k
Calorie
18,5g
Grassi
0,6g
Carboidrati
0,8g
Zuccheri

Panzerotti alla Romana

Panzerotti alla Romana

Caratteristiche:
  • Tradizionale

Panzerotti alla Romana:
Stendere l’impasto in 2 sfoglie di 3mm di spessore e spennellarle con 1 uovo sbattuto con acqua.
Disporre 1 cucchiaio di ripieno su di una sfoglia alla distanza di 3 cm l’uno dall’altro fino ad esaurimento del ripieno.
Coprire con la seconda sfoglia, pressare con le dita attorno ai mucchietti di ripieno in modo che vengano racchiusi bene, tagliare con la rotellina dentata ogni panzerotto lasciando attorno ad ognuno un piccolo bordo.
Disporli sul piano di lavoro infarinato a distanza uno dall’altro.
In una ciotola sbattere con i rebbi di una forchetta le restanti uova con 1 pizzico di sale.
In una padella antiaderente mettere a scaldare l’olio di arachidi.
Passare i panzerotti nelle uova sbattute e friggerli nell’olio, rigirarli almeno 1 volta.
Prelevarli dalla padella con un mestolo forato e disporli su carta assorbente da cucina per far rilasciare l’olio in eccesso.
Disporli ordinatamente su di un piatto di portata e spolverizzarli con il sale fino.

  • 50
  • Serves 4
  • Facile

Ingredienti

  • Per Impasto

  • Per Ripieno

Direzione

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Panzerotti alla Romana

I Panzerotti alla Romana sono un finger food, ottime da servire come antipasto a pranzo o a cena con familiari ed amici, ma anche per la merenda o come snack.

Per i Panzerotti alla Romana disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

Togliere il burro dal frigorifero e lasciarlo a temperatura ambiente.

Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina, le foglie di prezzemolo,

tritarle e tenere da parte.

Sul piano di lavoro, con un coltello ben affilato, tritare la mozzarella e tenere da parte.

Sul piano di lavoro, con un coltello ben affilato, tagliare a filetti il prosciutto crudo e tenere da parte.

Preparazione del ripieno:

in una ciotola mettere la mozzarella tritata, il prosciutto crudo a filetti, il parmigiano, il prezzemolo tritato, 1 pizzico di sale, pepe, noce moscata, 2 uova intere e mescolare bene.

Preparare l’Impasto:

sul piano di lavoro disporre la farina a fontana, mettere al centro il burro, 1 tuorlo, il latte ed 1 pizzico di sale impastare con le mani al fine di ottenere un impasto liscio ed omogeneo.

Coprire l’impasto con un canovaccio pulito e far riposare per 30 minuti.

Stendere l’impasto con un mattarello, ripiegarla 2 volte su sé stessa e far riposare ancora per 30 minuti.

In una ciotola sbattere 1 uovo con un po’ di acqua.

Stendere l’impasto in 2 sfoglie di 3mm di spessore e spennellarle con 1 uovo sbattuto con acqua.

Disporre 1 cucchiaio di ripieno su di una sfoglia alla distanza di 3 cm l’uno dall’altro fino ad esaurimento del ripieno.

Coprire con la seconda sfoglia, pressare con le dita attorno ai mucchietti di ripieno in modo che vengano racchiusi bene, tagliare con la rotellina dentata ogni panzerotto lasciando attorno ad ognuno un piccolo bordo.

Disporli sul piano di lavoro infarinato a distanza uno dall’altro.

In una ciotola sbattere con i rebbi di una forchetta le restanti uova con 1 pizzico di sale.

In una padella antiaderente mettere a scaldare l’olio di arachidi.

Passare i panzerotti nelle uova sbattute e friggerli nell’olio, rigirarli almeno 1 volta.

Prelevarli dalla padella con un mestolo forato e disporli su carta assorbente da cucina per far rilasciare l’olio in eccesso.

Disporli ordinatamente su di un piatto di portata e spolverizzarli con il sale fino.

Servire in tavola direttamente su piatto di portata.

Nota

Il prosciutto crudo è un salume tipico italiano (prodotto agroalimentare tipico italiano) ottenuto dalla salatura a secco dalla coscia del maiale, in particolare da animali che hanno raggiunto un peso intorno ai 150 kg.

Specialità ottenute dallo stesso taglio anatomico in nazioni diverse dall’Italia assumono nomi specifici e non possono essere assimilate al prodotto italiano, soprattutto in virtù del fatto che la specificità del prosciutto crudo italiano risiede nelle particolari tecniche produttive e nella stagionatura in microclimi specifici.

Le prime notizie della produzione di prosciutto in Italia possono ricondursi alla civiltà Etrusca del VI E V secolo A.C., ma soprattutto alla civiltà dell’antica Roma, esiste tuttora una via romana denominata “Panisperna” (panis=pane e perna=coscia di maiale).

Le testimonianze di storici dell’epoca romana non mancano, ed infatti Ippocrate nel V secolo A.C. considerava la carne di maiale ” quella che fornisce più energia al corpo e la più digeribile”.

Ancora, Catone nel II secolo A. C. nel suo De Agricoltura spiegava i metodi di conservazione della coscia di suino.

Il maiale che abita per lo più nella Maremma Toscana e nella Pianura Padana è considerato fonte di sostentamento ideale. Inoltre grazie ai processi messi in atto, seppur in maniera ancora rudimentale, diviene il pasto più facile per gli eserciti.

La conservazione a lunga durata per i tempi permetteva a questo prodotto di essere una provvista eccellente e duratura, in grado di fornire anche le proteine necessarie per essere fonte di sostentamento per qualche giorno.

Il prosciutto crudo si ottiene tramite salatura e successiva stagionatura della coscia (arto posteriore) del maiale; tale taglio di carne è detto infatti “prosciutto”. In nessun caso può essere utilizzato il termine “prosciutto crudo” per definire specialità salate ottenute da altre parti anatomiche del suino, ivi compresa la spalla.

Il prosciutto crudo viene conciato a secco e lavorato con sale marino. Alcuni disciplinari di prosciutti DOP escludono tassativamente l’impiego di conservanti, mentre nella maggior parte dei prosciutti prodotti in Italia è consentito l’uso di nitrati nelle quantità previste dalla legge. L’utilizzo di nitrati è comunque molto raro. Dopo la salatura iniziale e l’inizio dei processi di fermentazione, il prosciutto crudo viene stagionato (e in questa fase perde una buona percentuale di acqua: la parola prosciutto deriva, infatti, dal latino perexsuctum che significa “prosciugato”).

Dal punto di vista prettamente tecnico, il processo di stagionatura può essere equiparato a quello di una naturale mummificazione per disidratazione

Alcune varietà italiane di prosciutto sono: Prosciutti di Parma in essiccazione, prosciutto del Carso, p. di Carpegna, p. di casaletto, p. di Castelnuovo, prosciutto di cinta senese, p. di Cormons, p. di Cuneo, p. di Faeto, p. di Faleria, p. di Modena, p. di Monte, p. dei Nebrodi, p. di Norcia, p. di Parma, p. di Pietraroja, p. di San Daniele, p. Toscano, prosciutto Pratomagno, prosciutto Veneto-Berico- Euganeo, p. Sardo, p. di Sauris, Jambon de Bosses, p. di Trevico, p. di Venticano, prosciutto di  Villagrande Strisaili.

 

 

Panzerotti

 

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