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Pirottini rovesciati al pomodoro

I Pirottini rovesciati al pomodoro sono un antipasto leggero e sfizioso. I Pirottini rovesciati al pomodoro sono ottimi serviti come antipasto, si preparano in poco tempo e sono molto coreografici.

I Pirottini rovesciati al pomodoro  sono dei delicati sformatini
dal cuore morbido e crosta croccante, molto versatili,
si possono servire anche come piatto unico vegetariano,
aumentando la quantità per porzione.

Per preparare i Pirottini rovesciati al pomodoro
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina,
i pomodorini, tagliarli a metà e tenere da parte.

In una padella antiaderente, rosolare i pomodorini tagliati,
a fuoco medio, per 5 minuti e lasciar intiepidire.

Foderare 4 o 8 ramequin (pirottini)
con un foglio di carta da forno bagnata e ben strizzata,
versare sopra i pomodorini rosolati,
salare, cospargere con i pinoli ed origano.

Ritagliare nella pasta brisèe 4 o 8 dischi a misura dei ramequin
e coprire i pomodorini.

Infornare a forno caldo a 180°C forno per 20-25 minuti.

Lasciare intiepidire le tortine per 5 minuti quindi rovesciarle sui piatti individuali e servire in tavola.

 

 

Nota
I Pirottini rovesciati al pomodoro sono un antipasto leggero e sfizioso.
Ottimi serviti come antipasto, si preparano in poco tempo e sono molto coreografici.

I Pirottini rovesciati al pomodoro  sono dei delicati sformatini dal cuore morbido
e crosta croccante, molto versatili, si possono servire anche come piatto unico vegetariano,
aumentando la quantità per porzione.

Sono molto saporiti, sono un antipasto goloso e dalla facile realizzazione,
sono originali e ricchi di sapore.

 

Il pomodoro 
(Solanum lycopersicum, L 1753- identificato secondo il Codice Internazionale
di Nomenclatura Botanica (ICBN) Lycopersicon esculentum (L.) Karsten ex Farw.
(cfr. classificazione botanica), della famiglia delle Solanaceae,
è una pianta annuale.

Le sue bacche, dal caratteristico colore rosso,
sono largamente utilizzate in ambito alimentare in molti Paesi del mondo.

Il pomodoro è nativo della zona dell’America centrale,
del Sudamerica e della parte meridionale dell’America settentrionale,
zona compresa oggi tra i paesi del Messico e Perù.

Gli Aztechi lo chiamarono xitomatl,
mentre il termine tomatl indicava vari frutti simili fra loro, in genere sugosi.

La salsa di pomodoro era parte integrante della cucina Azteca.
Si affermava anche che il pomodoro avesse proprietà afrodisiache
e sarebbe questo il motivo per cui i francesi originariamente lo definivano pomme d’amour,
“pomo d’amore”.

Si dice inoltre che dopo la sua introduzione in Europa,
sir Walter Raleigh avrebbe donato questa piantina carica dei suoi frutti alla regina Elisabetta I,
battezzandola con il nome di apples of love (“pomi d’amore”).

La data del suo arrivo in Europa è il 1540 quando lo spagnolo Hernan Cortes
rientrò in patria e ne portò alcuni esemplari;
ma la sua coltivazione e diffusione attese fino alla seconda metà del XVII secolo.

In Italia è documentato da Pietro Andrea Mattioli
che nel suo Medici Senensis Commentarii del 1544 lo definì mala aurea,
poi tradotto letteralmente in italiano come “pomo d’oro” dal suo caratteristico colore giallo oro.

Ma già nel 1572 in una lettera di Costanzo Felici a Ulisse Aldrovandi
si fa riferimento ad una varietà di colore rosso gagliardamente,
che poi venne selezionata nel tempo e divenne prevalente.

In particolare, la tradizione locale dice che la selezione decisiva del viraggio
al rosso si ebbe nell’agro nocerino nel 600 o nel 700,
dove tuttora la coltivazione del pomodoro è una delle principali industrie
e nel cui circondario si conservano varietà importanti come il pomodoro di Sorrento,
originale ingrediente della Caprese, il pomodoro Corbarino ed il pomodorino giallo
del Vesuvio che ancora conserva il colorito originario.

Inizialmente si pensò che fosse una pianta velenosa
in quanto somigliava all’erba morella.

Difatti, di fronte al dubbio, venne adottata assieme alla patata e a quella americana,
come pianta decorativa.

I più ricchi situavano questi vegetali stranieri in bei vasi che ornavano le finestre e i cortili.

I primi pomodori che arrivarono in Spagna furono piantati nell’ orto del medico
e botanico Nicolas Molardes Alfaro,
autore del libro Delle cose che vengono portate dall’Indie Occidentali
pertinenti all’uso della medicina (1565 – 1574):
per la prima volta il pomodoro viene inteso come coltura con proprietà curative.

Gradualmente si comprese che poteva avere un utilizzo farmacologico e gastronomico.

 

Il frutto della pianta di pomodoro in Perù veniva mangiato,
mentre in Europa all’inizio della sua introduzione aveva valore ornamentale
viste le bacche color oro.

Nel 1640 la nobiltà di Tolone regalò al cardinale Richelieu,
come atto di ossequio, quattro piante di pomodoro,
e sempre in Francia era usanza per gli uomini offrire piantine di pomodoro alle dame,
come atto d’amor gentile.

Così la coltivazione del pomodoro, come pianta ornamentale,
dalla Spagna, forse attraverso il Marocco o più probabilmente attraverso il Regno di Napoli
allora di monarchia spagnola, si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo,
trovando il clima adatto per il suo sviluppo, soprattutto in Italia.

 

Scarsissima è, inoltre, la documentazione relativa all’uso alimentare:
le prime sporadiche segnalazioni di impiego del suo frutto
come alimento commestibile simile alla melanzana,
fresco o spremuto e bollito per farne un sugo,
si registrano in varie regioni dell’Europa meridionale del XVII secolo.

Antonio Latini, nel suo Lo scalco alla moderna del 1692,
descrive la ricetta della «salsa di pomodoro alla spagnuola»
diffusa nella cucina napoletana.

Soltanto alla fine del Settecento la coltivazione a scopo alimentare del pomodoro
conobbe un forte impulso in Europa.

In Francia veniva consumato soltanto alla corte dei re;
nell’Italia meridionale nella zona di Napoli si diffuse rapidamente tra la popolazione,
storicamente oppressa dai morsi della fame,
facendolo diventare un ortaggio tipico e fondamentale della cucina campana,
dove oggi sono diffuse parecchie industrie e coltivazioni di pomodoro

Nel 1762 ne furono definite le tecniche di conservazione in seguito agli studi
di Lazzaro Spallanzani che, per primo,
notò come gli estratti fatti bollire e posti in contenitori chiusi non si alterassero.

In seguito, nel 1809, un cuoco parigino,Nicolas Appert,
pubblicò l’opera L’art de conserver les substances alimentaires
d’origine animale et végétale pour pleusieurs années,
dove fra gli altri alimenti era citato anche il pomodoro.

 

 

Ricetta Uova in camicia al pomodoro

 

Ricetta per Ravioli con melanzane, fatti in casa

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