Ingredienti
- 12 fette Pancarrè
- 1 cucchiaio Ketchup
- 6 Olive nere
- 6 Pomodorini
- 6 Sottilette
- 24 salatini
Direzione
Tartine alla Rudolph
Le Tartine alla Rudolph sono un antipasto sfizioso e semplice da preparare, ideali come finger food o per un buffet. Le Tartine alla Rudolph sono ottime da preparare per ogni occasione, specialmente per le festività natalizie.
Per le Tartine alla Rudolph
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.
Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina:
- i pomodorini e tenere da parte.
In una ciotola mettere la ricotta e la salsa ketchup,
mescolare bene in modo da formare una crema omogenea e liscia.
Aggiustare di sale.
Dal pancarrè, con un taglia biscotti circolare od un bicchiere,
ricavare delle circonferenze di circa 7 cm.
Spalmare la superficie di questi dischi
con la crema di ricotta.
Con un taglia biscotti più piccolo,
oppure con un bicchierino,
ricavate 12 dischi dal formaggio in fette o sottilette.
Posizionare questi cerchi di formaggio su ogni tartina
per formare il muso della renna.
Terminare la decorazione con un pomodorino tagliato a metà per il naso,
delle rondelle di oliva per gli occhi e 2 pretzel per formare le corna.
Servire in tavola su piatto di portata.
Nota
Le Tartine alla Rudolph sono ideali per un aperitivo o per una sfiziosa merenda.
Il pomodoro (Solanum lycopersicum, identificato secondo il Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica (ICBN) Lycopersicon esculentum (L.) Karsten ex Farw. della famiglia delle Solanacee, è una pianta annuale. Le sue bacche, dal caratteristico colore rosso, sono largamente utilizzate in ambito alimentare in molti Paesi del mondo.
Il pomodoro è nativo della zona dell’America centrale, del Sud America e della parte meridionale dell’America settentrionale, zona compresa oggi tra i paesi del Messico e Perù. Gli Aztechi lo chiamarono xitomatl, mentre il termine tomatl indicava vari frutti simili fra loro, in genere sugosi.
La data del suo arrivo in Europa è il 1540 quando lo spagnolo Hernan Cortes rientrò in patria e ne portò alcuni esemplari; ma la sua coltivazione e diffusione attese fino alla seconda metà del XVII secolo. In Italia è documentato da Pietro Andrea Mattioli che nel suo Medici Senensis Commentarii del 1544 lo definì mala aurea, poi tradotto letteralmente in italiano come “pomo d’oro” dal suo caratteristico colore giallo oro. Ma già nel 1572 in una lettera di Costanzo Felici a Ulisse Aldrovandi si fa riferimento ad una varietà di colore rosso gagliardamente, che poi venne selezionata nel tempo e divenne prevalente. In particolare, la tradizione locale dice che la selezione decisiva del viraggio al rosso si ebbe nell’agro nocerino nel 600 o nel 700, dove tuttora la coltivazione del pomodoro è una delle principali industrie e nel cui circondario si conservano varietà importanti come il pomodoro di Sorrento, originale ingrediente della caprese, il pomodoro Corbarino ed il pomodorino giallo del Vesuvio che ancora conserva il colorito originario. Nel 1762 ne furono definite le tecniche di conservazione in seguito agli studi di Lazzaro Spallanzani che, per primo, notò come gli estratti fatti bollire e posti in contenitori chiusi non si alterassero. In seguito, nel 1809, un cuoco parigino, Nicolas Appert, pubblicò l’opera L’art de conserver les substances alimentaires d’origine animale et végétale pour pleusieurs années, dove fra gli altri alimenti era citato anche il pomodoro. Il pomodoro è ricco di acqua, di minerali, di antiradicali liberi come lo zinco ed il selenio, di vitamine antiossidanti come la A e la C, necessarie per la elasticità della pelle e numerose fibre solubili che saziano senza irritare l’intestino. Per 100gr di pomodoro si riscontrano solo 18 calorie per cui è indicato anche per diete ipocaloriche, inoltre, la tomatina presente nel pomodoro combatte le cardiopatie ed i tumori.