Tordi alla Bergamasca
I Tordi alla Bergamasca sono un secondo piatto gustoso e saporito ideale per un pranzo od una cena in famiglia o con amici.
Per i Tordi alla Bergamasca disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.
In un pentolino far fondere 70gr di burro a fiamma bassa e tenere da parte.
Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina, le foglie di salvia e tenere da parte.
Passare le fette di polenta nella farina.
In una padella antiaderente mettere a scaldare l’olio evo.
Aggiungere le fette di polenta e friggerle da ambo le parti.
Disporle, allineate, su di un piatto di portata e tenere da parte.
Sul piano di lavoro, pulire i tordi, togliere le interiora, le zampe, il collo, la testa, lavare, asciugare con carta assorbente da cucina condirli internamente ed esternamente con pepe e sale.
Infilare i tordi in 4 spiedini, 3 per ogni spiedino alternando fra ogni tordo 1 foglia di salvia ed 1 fetta di prosciutto e spennellarli con un po’ di burro fuso.
Mettere, in una pentola di terracotta imburrata, con lo spargi-fiamma sotto, allineati gli spiedini preparati a cuocere a fiamma moderata.
Mettere il suo coperchio di terracotta sulla pentola e cuocere per 25 minuti a fiamma bassa, rigirarli e spennellare con il sugo di cottura di tanto in tanto.
A cottura ultimata toglierli dallo spiedo e depositare a gruppi di 3 tordi su di una fetta di polenta dorata.
Nel sugo di cottura dei tordi versare il marsala, il restante burro e far addensare un po’ a fiamma vivace, versare la salsina ottenuta sui tordi.
Servire in tavola direttamente sul piatto di portata preparato.
Nota
I Tordi alla Bergamasca si possono accompagnare con patate cotte al forno.
Il tordo bottaccio, Turdus philomelos è un uccello9 della famiglia dei Turdidi.
Molto diffuso, ha taglia medio-piccola e forma ben bilanciata. L’adulto ha il dorso bruno-marrone e il ventre bianco-crema picchiettato di nero, con il sottoala tendente al fulvo giallo. È celebrato da poeti e scrittori per il suo canto nuziale, particolarmente melodioso (donde il nome). È monogamo, molto territoriale durante il periodo della nidificazione. Fedele ai quartieri di svernamento e di nidificazione, migra di notte, a quote relativamente elevate, emettendo uno zip caratteristico. Insettivoro-frugivoro, ha una dieta che varia a seconda del periodo. La stagione riproduttiva inizia in marzo nell’Europa occidentale ed il mese seguente nell’Europa centrale e orientale. Nidifica in una grande varietà di contesti ambientali, caratterizzati dalla presenza di alberi d’alto fusto ricchi di sottobosco e di cespugli, dai boschi misti di latifoglie alle foreste di conifere, dai parchi cittadini ai frutteti. La deposizione delle uova avviene da fine giugno a fine agosto. Il nido è costruito dalla femmina che, nell’anno, compie due, talvolta tre covate. In autunno-inverno frequenta vigneti, frutteti, oliveti e la macchia mediterranea. È un migratore parziale, a seconda dell’area di origine e/o della sottospecie – T. p. clarkei e hebridensis mostrano un comportamento perlopiù sedentario; le popolazioni compiono migrazioni più o meno lunghe, arrivando a percorrere fino a 5.000 chilometri.
In cattività, il suo ciclo vitale può superare i 17 anni. È un uccello discreto e furtivo, pauroso, non facile da osservare, perché fugge al minimo allarme. È molto territoriale durante il periodo della nidificazione, non è gregario come la cesena ed il tordo sassello e conduce vita solitaria o in coppia.
Le maggiori concentrazioni si osservano lungo la costa tirrenica, dalla Liguria alla Campania, in Sardegna e in alcune regioni meridionali (soprattutto Puglia e Sicilia). La Lombardia è interessata solo dal transito dei migratori autunnali, mentre Toscana, Sardegna e Liguria sono importanti anche come aree di svernamento e di passaggio pre-nuziale. La Sardegna acquista importanza soprattutto nella seconda parte dell’inverno, quando viene raggiunta dai soggetti provenienti dal Nord Africa e in movimento verso nord.