Torta salata alla Perugina
La Torta salata alla Perugina è un antipasto saporito ed appetitoso, ottimo da gustare a pranzo od a cena con familiari ed amici o per un buffet.
Per la Torta salata alla Perugina
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.
In un piatto fondo sbattere il tuorlo
e tenere da parte.
Togliere il burro dal frigorifero
e tenere a temperatura ambiente.
Sul piano di lavoro disporre la farina a fontana,
mettere le uova, il latte, il burro,
1 pizzico di sale ed impastare
al fine di ottenere un composto omogeneo.
Dividere l’impasto in 2 parti uguali.
In una tortiera ricoperta da carta da forno
stendere metà impasto allo spessore di ½ cm.
Mettere sopra le fettine di prosciutto crudo
fino ad esaurimento del prodotto
e sopra ancora le fettine di emmental
fino ad esaurimento del prodotto.
Coprire con l’altra metà di impasto
facendolo aderire bene all’impasto sottostante
premendo sui bordi con i rebbi di una forchetta.
Con una forchetta bucare tutta la parte superiore della torta,
in modo che non gonfi in cottura.
Spennellare con il tuorlo la superficie della torta.
Infornare a forno caldo a 180°C
per 40 minuti o a doratura della torta.
Sfornare e metterla su piatto di portata.
Servire in tavola su piatto di portata
tagliata a fettine per favorire la presa ai commensali.
Nota
Per la Torta salata alla Perugina, se non si vuole fare l’impasto a mano, si possono usare qualsiasi tipi di rotoli di pasta confezionata come la sfoglia, la brisèe o la pasta matta seguendo comunque le indicazioni della ricetta.
Il prosciutto crudo è un salume tipico italiano (prodotto agroalimentare tipico italiano) ottenuto dalla salatura a secco dalla coscia del maiale, in particolare da animali che hanno raggiunto un peso intorno ai 150 kg.
Specialità ottenute dallo stesso taglio anatomico in nazioni diverse dall’Italia assumono nomi specifici e non possono essere assimilate al prodotto italiano, soprattutto in virtù del fatto che la specificità del prosciutto crudo italiano risiede nelle particolari tecniche produttive e nella stagionatura in microclimi specifici.
Le prime notizie della produzione di prosciutto in Italia possono ricondursi alla civiltà Etrusca del VI E V secolo A.C., ma soprattutto alla civiltà dell’antica Roma, esiste tuttora una via romana denominata “Panisperna” (panis=pane e perna=coscia di maiale).
Le testimonianze di storici dell’epoca romana non mancano, ed infatti Ippocrate nel V secolo A.C. considerava la carne di maiale ” quella che fornisce più energia al corpo e la più digeribile”.
Ancora, Catone nel II secolo A. C. nel suo De Agricoltura spiegava i metodi di conservazione della coscia di suino.
Il maiale che abita per lo più nella Maremma Toscana e nella Pianura Padana è considerato fonte di sostentamento ideale. Inoltre grazie ai processi messi in atto, seppur in maniera ancora rudimentale, diviene il pasto più facile per gli eserciti.
La conservazione a lunga durata per i tempi permetteva a questo prodotto di essere una provvista eccellente e duratura, in grado di fornire anche le proteine necessarie per essere fonte di sostentamento per qualche giorno.
Il prosciutto crudo si ottiene tramite salatura e successiva stagionatura della coscia (arto posteriore) del maiale; tale taglio di carne è detto infatti “prosciutto”. In nessun caso può essere utilizzato il termine “prosciutto crudo” per definire specialità salate ottenute da altre parti anatomiche del suino, ivi compresa la spalla.
Il prosciutto crudo viene conciato a secco e lavorato con sale marino. Alcuni disciplinari di prosciutti DOP escludono tassativamente l’impiego di conservanti, mentre nella maggior parte dei prosciutti prodotti in Italia è consentito l’uso di nitrati nelle quantità previste dalla legge. L’utilizzo di nitrati è comunque molto raro. Dopo la salatura iniziale e l’inizio dei processi di fermentazione, il prosciutto crudo viene stagionato (e in questa fase perde una buona percentuale di acqua: la parola prosciutto deriva, infatti, dal latino perexsuctum che significa “prosciugato”).
Dal punto di vista prettamente tecnico, il processo di stagionatura può essere equiparato a quello di una naturale mummificazione per disidratazione
Alcune varietà italiane di prosciutto sono: Prosciutti di Parma in essiccazione, prosciutto del Carso, p. di Carpegna, p. di casaletto, p. di Castelnuovo, prosciutto di cinta senese, p. di Cormons, p. di Cuneo, p. di Faeto, p. di Faleria, p. di Modena, p. di Monte, p. dei Nebrodi, p. di Norcia, p. di Parma, p. di Pietraroja, p. di San Daniele, p. Toscano, prosciutto Pratomagno, prosciutto Veneto-Berico- Euganeo, p. Sardo, p. di Sauris, Jambon de Bosses, p. di Trevico, p. di Venticano, prosciutto di Villagrande Strisaili.