Finocchio selvatico – Foeniculum vulgare Mill.
Finocchio selvatico - Foeniculum vulgare Mill.

Famiglia: Ombrelliferae
Specie: Foeniculum vulgare Mill.
Generalità
Pianta erbacea perenne originaria delle regioni mediterranee. In Italia è diffusa particolarmente lungo le zone costiere, dal piano ai 1.000 metri.
Finocchio selvatico
Caratteri botanici
Pianta erbacea perenne, a volte biennale, rizomatosa, con fusti eretti, ramificati, alti fino a 150 cm. Le foglie sono 3-4 pennatosette, divise in lacinie quasi capillari.
I fiori gialli sono riuniti in ampie ombrelle.
Il frutto è un achenio molto aromatico.
Coltivazione
Viene seminato in terra piena, su terreno fertile e privo di ristagni idrici, usando semente fresca.
In vaso non può essere coltivato perché necessita di molto spazio.
Le piante adulte possono essere riprodotte anche per divisione dei cespi, in primavera.
Esistono varietà particolarmente decorative e ugualmente aromatiche.
Raccolta e conservazione
Asportare le foglie e utilizzarle fresche. Tagliare le ombrelle quando i frutti sono quasi maturi e farle essiccare all’ombra. Batterle poi delicatamente per raccogliere i frutti maturi.
Uso in cucina e proprietà terapeutiche
In cucina i frutti (detti semi) si abbinano con la porchetta e tutte le carni grasse.
I giovani getti e le foglie fresche sono indicate per aromatizzare insalate, piatti di pesce, salse e aceti aromatici. Il finocchietto selvatico (raccolto a fine inverno, utilizzando solo la parte tenera e le foglie filiformi) si usa in Sicilia per la preparazione della pasta con le sarde.
Proprietà terapeutiche: depurative, tonico-aperitive, carminative, antispasmodiche.
Il finocchio selvatico e’ una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Ombrellifere che cresce spontanea nelle regioni mediterranee; in Italia e’ diffusa particolarmente lungo le zone costiere, da quelle pianeggianti sino ai 1.000 metri di quota. Predilige i luoghi soleggiati, incolti, secchi e ciottolosi; si trova però anche nelle zone erbose, ai piedi dei muretti e sui margini delle strade di campagna.
Il fusto, eretto e ramificato, é alto fino a 150cm. circa, le foglie sono simili a fronde di felci, i fiori piccoli e gialli sono riuniti in ampie ombrelle di 5-6 raggi, al cui apice si formano i frutti (chiamati impropriamente semi) dal caratteristico aroma.
Del finocchio selvatico vengono utilizzate le foglie ed i frutti: le prime si raccolgono in primavera e si impiegano fresche, mentre in estate e in autunno, vengono raccolti i fusti fioriferi con le ombrelle ed i loro frutti; quest’ultimi, legati in mazzetti, vengono fatti essiccare in un ambiente ventilato e caldo per poi essere conservati in barattoli di vetro o di latta al riparo dalla luce e dall’umidità.
Il finocchio ha un aroma dolce e piccante. In cucina, le foglie fresche, profumate leggermente di anice, sono indicate per aromatizzare le insalate, le lumache, le castagne lesse, le olive, i piatti a base di pesce (come ad esempio la pasta con le sarde, di tradizione siciliana) e per la fabbricazione di alcuni formaggi teneri e liquori (come la grappa); i semi si usano per profumare carni come il maiale (fegatelli, costolette, arrosti; nel Lazio sono insostituibili nella preparazione della famosa ”porchetta”, che si ottiene dai lattonzoli, maialini da latte cotti interi al forno e riempiti di spezie varie), nelle minestre (insieme alla borragine ed al radicchio per la preparazione di una saporita ed aromatica “Zuppa alla Frantoiana” tipica di alcune zone della Toscana) e per la preparazione di alcuni insaccati (come il capocollo e la finocchiona, il tipico insaccato fiorentino).
Le proprietà terapeutiche del finocchio selvatico sono tante: stimolanti e digestive (grazie all’essenza di anetolo presente soprattutto nei semi), antispasmodiche, carminative (favorisce l’espulsione dei gas intestinali), antisettiche (i frutti in infuso con acqua vengono usati come impacchi su palpebre infiammate e come sciacqui e gargarismi per eliminare l’alito cattivo). Ovviamente, come per tutte le spezie, anche del finocchio selvatico non se ne deve abusare: l’anetolo, infatti, in dosi massicce può provocare convulsioni, e le preparazioni ottenute dai frutti, se non vengono usate nelle giuste proporzioni, possono risultare leggermente narcotiche per uso interno e irritanti per uso