E’ una pianta alta da 20 centimetri a due metri. Ha rami pungenti, ora postrati e ora eretti. Ha foglie stipolate a 3/5/7 foglioline, dentate, picciolate, biancastre sulla pagina inferiore, solitamente glabre in quella superiore
I fiori (magio-giugno) sono biancastri o rosati, costituiti da cinque petali e da molti stami. La sua infruttescenza (sorosio) e’ nota con il nome di “mora”. E’ pianta diffusa in tutta Italia, cresce nel sottobosco, lungo le siepi, nei luoghi incolti, fino ai 2300 metri di altitudine. Del rovo si utilizzano anzitutto il frutto, che si consuma fresco o che si usa per preparare marmellate, bevande rinfrescanti, gelati o per decorare torte. Si utilizzano in farmacopea (tutte le preparazioni devono essere filtrate) anche le foglie raccolte prima della fioritura e i fiori, essicati all’ombra. Il decotto delle foglie di rovo e’ un efficace astringente: si puo’ usare come lozione per il viso o per gargarismi contro le affezzioni della bocca. La medicina popolare utilizza l’infuso di rovo per la cura del diabete: si lasciano 20 grammi di foglie essicate in un litro di acqua bollente per 15 minuti. Si filtra e si bevono due tazze al giorno dell’infuso, lontano dai pasti. Un the molto aromatico si ottiene da un infuso, lontano dai pasti. Un the molto aromatico si ottiene da un infuso di foglie di rovo mescolate con foglie di lampone.
Generalità
Il Rovo appartiene alla Famiglia delle Rosaceae, genere Rubus, specie fruticosus. Altre specie sono il R. laciniatus, R. procerus e R. ulmifolius, tutte diffuse in Europa e in Italia, e il R. canadensis, portatore del carattere “senza spine”, diffuso nell’America del Nord. E’ un arbusto con tralci molto lunghi (anche 3 metri) e una elevata capacità pollonifera.
I fiori, di colore bianco rosato, sono riuniti in infiorescenze terminali panicolate o corimbiformi. Il frutto è costituito da bacche riunite in more di color viola scuro e brillante.
Alla racconta il ricettacolo rimane aderente al frutto. L’impollinazione è entomofila. sono coltivate cultivar sia inermi che spinose.
Rustico, resistente ai freddi invernali e alle brinate tardive.
Tra le varietà di interesse generale, che derivano da specie di origine americana, ricordiamo la Thornfree, la Black Satin, la Dirksen Thornless e la Hull Thornless.
Tecniche colturali
Adattabile a tutti gli ambienti esalta però la capacità produttiva nei terreni profondi e fertili. In coltura protetta, tunnel non riscaldati, anticipa l’inizio della raccolta a luglio spuntando i migliori prezzi sul mercato del fresco. Necessita di palificazione, potature in verde per ridurre il numero dei tralci di rinnovo e, prima della maturazione, per cimare le femminelle. Con la potatura invernale si eliminano i tralci vecchi, si spuntano a 2 m dal suolo i 4-5 nuovi tralci, pulendoli dalle femminelle fino a 40 cm e raccorciando le altre a 3-4 gemme, e si legano ai fili disposti a ventaglio.
Produzioni
La raccolta inizia in luglio e si protrae fino a settembre. La resa ad ettaro è superiore ai 100 quintali.
L’aroma intenso e gradevole ed il colore nero brillante fanno della mora un ingrediente prezioso per molte sicure preparazioni (marmellate, sciroppi). alcune varietà si prestano particolarmente per il consumo fresco, anche senza l’aggiunta di zucchero.
Avversità
Le avversità climatiche sono rappresentate dalle gelate invernali e autunnali e dalle brinate tardive, oltre che dai venti eccessivi e dalle piogge intense durante la fioritura.
Le virosi e micoplasmosi più dannose sono il Mosaico e il Nanismo (trasmesse da un cicadellide).
I parassiti animali più dannosi sono l’Antonomo del lampone e del rovo e l’Acaro Giallo.
Rovo
Nome: Rubus fruticosus L.
Raccolta: le foglie in primavera e in estate, i frutti tra giugno ed agosto, i germogli tra aprile e maggio e le radici in autunno.
Proprietà: Le foglie: astringenti e antidiarroiche; le radici: espettoranti; i germogli: depurativi, tonici e diuretici e i frutti diuretici, lassativi e vitaminici.
Famiglia: Rosacee
Nomi comuni: More di rovo, ruvetta, spina malesia, arrù, spina di siepe.
Habitat: Nei boschi di tutta Italia.
Parti usate: Foglie, radici, frutti e germogli giovani.
Conservazione: I frutti e i germogli si usano freschi, le foglie si essiccano all’ombra in sottili strati e le radici si essiccano in forno o al sole.
Uso: Uso interno: decotto delle radici e delle foglie, sciroppi e marmellate. Uso esterno: decotti per sciacqui e gargarismi e lavaggi delle gengive.
Note: I germogli, raccolti giovani, se fatti lessare sono un’insolita insalata.
Arbusto cespuglioso con rami cadenti e spine robuste. Spinoso il rovo lo è ovunque: sono spinosi anche i piccioli e le nervature delle foglie.
Spontaneo in tutta Italia, fiorisce da giugno a settembre. I fiori sono rosa o bianchi, e i frutti, le more, sono succulenti, di sapore dolce, di colore nerastro. Sono falsi frutti formati da numerose drupeole con tanti semini (i veri frutti), molto ricchi di acqua (85%) ma contengono rilevanti quantità di Vitamina A e C.
Le more sono raccolte per farne sciroppi, marmellate e crostate.
Secondo una tradizione popolare, le more non andrebbero mangiate dopo San Michele (29 settembre), perché in tale giorno il demonio ci sputa sopra. Per un altra leggenda invece Satana, cacciato dai cieli, precipitò in un boschetto di rovi l’11 ottobre: ogni anno, in tal giorno, il maledetto esce dall’inferno e torna sulla terra per scagliare la sua maledizione contro il pungente cespuglio. Da questo momento le more non sono più buone, perdono il sapore, si coprono di ragnatele e di muffa.