Noni – Morinda citrifolia

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Il Noni (Morinda citrifolia) è una pianta appartenente alla famiglia  delle Rubiaceae. È conosciuta anche come Gelso indiano, Nonu, Nono, Bumbo, Lada, Munja, e Canary Wood

Origine del nome

Il nome latino del genere,Morinda, deriva dalla fusione delle due parole Morus (Gelso) eIndia.

Il nome latino della specie,citrifolia, allude alle foglie, che hanno una certa somiglianza con quelle del limone (citrus).

Il nome comune più usato, noni, è invece di origine polinesiana.

Descrizione 

Il Noni è un piccoloarbusto sempre verde con altezza di solito compresa tra 3 e 6 m (eccezionalmente fino a 10).

Le foglie sono ellittiche o ovate e piuttosto grandi (da 20 a 45 cm).

Giovani frutti e fiori di Morinda citrifolia

I frutti del Noni nascono sullo stesso ramo in tempi successivi per cui si possono avere dei frutti maturi, frutti acerbi, frutti in fiore e boccioli che daranno origine a nuovi frutti. Il Noni è una delle poche piante che produce fiori in presenza del frutto e produce frutti in tutti i mesi dell’anno.

Disegno del frutto del Noni

Si ritiene che la diffusione del Noni in un’ampia area geografica sia dovuta alla particolarità dei semi  che, dotati di una sacca d’aria, possono galleggiare sull’acqua per mesi restando vitali e, portati dalle correnti, possono percorrere grandi distanze.

Le radici hanno una forte capacità di espandersi lateralmente. Nelle Hawaii si trovano spesso piante che affondano le loro radici nella roccia lavica solidificata e sprofondano negli anfratti per trovare nutrimento ed acqua.

La specie si è inselvatichita in altre aree dove è stata portata dall’uomo.

Area di coltivazione 

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Questa pianta prospera in tutto il mondo in un’ampia varietà di ecosistemi tropicali e temperato-caldi.

Succo di Noni 

Tradizionalmente i “Kahuna” (i guaritori indigeni della Polinesia) preparavano un succo utilizzando i frutti maturi che venivano lasciati fermentare al sole per lunghi periodi. Ancora oggi le aziende che hanno avviato il business internazionale attorno al fenomeno Noni seguono l’antico e tradizionale metodo di fermentazione.

Il noni (Morinda citrifolia) è uno degli ultimi ritrobvati magici, descritto come l’elisir della salute perfetta e venduto sotto forma di succo (noni juice).
Periodicamente vengono alla ribalta (e la rete purtroppo contribuisce a diffondere tali ottimistiche informazioni) sostanze miracolose, supportate da ricerche altrettanto miracolose. In genere si tratta di ritrovati esotici che richiamano lontanamente la stregoneria, cioè i rimedi dell’uomo della medicina.
Vediamo di capire dove sta il trucco. Gli stessi ragionamenti sono applicabili anche ad altri rimedi. La storia si ripete sempre!
1) È il succo di una pianta polinesiana (Morinda citrifolia), da secoli usato dagli indigeni. Sarebbe eccezionale. Ma come mai questi popoli hanno una vita media decisamente inferiore a quella delle popolazioni occidentali? Con una battuta, il rimedio è eccezionale solo per chi lo vende.
2) L’introduzione nel mondo occidentale risale agli anni ’80. Perché viene commercializzato solo dopo 20 anni, se gli effetti erano così eclatanti e così visibili? Perché non lo erano e solo la necessità di trovare qualcosa di nuovo lo ha riproposto al pubblico. Chi deve lanciare un integratore cosa fa?

  • Cerchiamo una “novità”, le altre sono già bruciate.
  • Perché non usiamo il noni?
  • Vai con il noni!

È incredibile come molte persone siano attirate dalla ricerca di un integratore che sia la panacea di tutti i mali (scorciatoia?). Ho già spiegato come dietro questo atteggiamento non esista uno spirito scientifico, ma soprattutto un’assenza di spirito critico che fa prendere per eccezionali informazioni che invece non sono che il tentativo di proporre qualcosa di commerciale con la “scusa” di aiutare chi ne ha bisogno, cioè il malato.
Basta usare il cervello, avere capito le leggi del mondo e usare il famoso ragionamento del Ma.se.
Infatti queste righe potrebbero comparire nella rubrica Ma se, ma le ho riunite sotto la denominazione di principio delle multinazionali. Vediamo di cosa si tratta.

  • Tutti sanno che le multinazionali del farmaco sono orientate al business.
  • Tutti sanno che le multinazionali del farmaco sono potentissime.
  • Ma se il rimedio X funziona perché lo lascerebbero nelle mani di un insieme di piccole aziende?

Perché non possono giocarsi la reputazione (ogni multinazionale ha una o più concorrenti pronte a distruggerne la credibilità davanti alla comunità scientifica internazionale, con danni incalcolabili) e proporre farmaci che non funzionano.
Alcuni danno la seguente spiegazione: perché non venderebbero più i farmaci tradizionali che funzionicchiano.
Ma se il rimedio X funziona, nel giro di pochi mesi il passaparola fra i pazienti distruggerebbe ogni farmaco precedente. Volete che chi soffra di cancro o di depressione e guarisca grazie al rimedio X non diffonda la notizia ad almeno 10 malati? Non occorre essere geni della matematica per capire che la diffusione a macchia d’olio interesserebbe milioni di persone in pochi mesi.
Altri non s’arrendono e sostengono che le multinazionali non possono brevettare sostanze naturali da cui non ricaverebbero profitti. La multinazionale non brevetta una sostanza naturale: la usa e brevetta il nome! Vedasi l’esempio dell’acido acetilsalicilico con il quale la Bayer ha fatto una fortuna con il marchio Aspirina.
Da notare che molti multinazionali controllano aziende minori che promuovono le sostanze dubbie: in tal modo prendono il mercato dei creduloni, ma con non sporcano il loro nome! MORINDA CITRIFOLIA o NONI
La Morinda critrifolia, detta anche Noni, è una pianta arborea sempreverde che può raggiungere un’altezza di 3-10 metri. E’ originaria del Sud-Est asiatico e del Pacifico meridionale e da secoli è coltivata in tutte le isole polinesiane. Per le sue proprietà il Noni è considerato una pianta sacra dai guaritori polinesiani che, per oltre 2000 anni, hanno utilizzato a scopo curativo tuta la pianta: foglie, radici, corteccia, fiori e frutti. I suoi due nomi tradizionali sono “pianta che calma il dolore” e “pianta per il mal di testa”.

 

Queste sono le sue proprietà:

La presente documentazione, ripresa da autorevoli bibliografie, non vuole dare consigli medici di alcun genere, se non portare a conoscenza le ricerche mediche effettuate sui componenti dei nostri prodotti. Per qualsiasi problema di carattere medico consultate il vostro medico curante.
Nell’articolo così leggiamo: “Si è così scoperto che una certa concentrazione di estratti della foglia di gelso indiano svolge una significativa azione contro i patogeni. L’efficacia arriva all’89 per cento, un valore confrontabile con quello della rifampicina, un antibiotico semisintetico comunemente usato per il trattamento della Tbc che, con la stessa concentrazione, raggiunge un’efficacia del 97 per cento.” 
Gli Hawaiani adoperavano varie parti della pianta ed il frutto per curare i disturbi dovuti alla glicemia: il diabete. Tuttavia, a causa del fatto che le ricerche scientifiche scarseggiano a tal proposito, non si è ancora in grado di convalidare questa prerogativa.
Il Noni può dunque essere considerato un:
antibatterico; analgesico;anticongestionante;
antiossidante; antinfiammatorio; equilibratore dell’umore;
emolliente; emmenagogo; ipotensivo; lassativo;
purificatore del sangue; sedativo; tonico


È dunque utile per detossificare il sangue, per combattere i dolori di ogni tipo (dolori mestruali, scheletrici, artritici, ecc.), riequilibrare l’attività mentale (stress e depressione), stimolare il buon funzionamento di tutto l’organismo, attivare le difese immunitarie. 

Come si utilizza

Uno studio ha mostrato che i costituenti del frutto del Noni raggiungono la loro massima funzione curativa due ore dopo l’ingestione e iniziano a indebolirsi dopo quattro ore, eppure sono ancora attivi anche dopo 12 ore. Le implicazioni di questo studio concordano con le osservazioni cliniche che, per ottenere i massimi benefici, è consigliabile somministrare il Noni (succo, capsule ecc.) parecchie volte a giorno, piuttosto che limitarsi a una o due assunzioni giornaliere. Ancora più importante, è continuare ad assumere regolarmente nel tempo questo prodotto fitoterapico.


Contenuto del Noni

Di seguito è riportata un’analisi chimica approfondita di ogni parte della pianta ed i vari componenti chimici:

Foglia 

Aminoacidi (che includono alanina, arginina, acidi aspartici, cisteina, cistina, glicina, acido glutammico, istidina, leucina, isoleucina, metionina, fenilalanina, prolina, serina, treonina, triptofano tirosina e valina)
Antrachinone
Glucosidi 
Composti fenolici
Resine 
B-sitosterolo, Acido ursolico


La presente documentazione, ripresa da autorevoli bibliografie, non vuole dare consigli medici di alcun genere, se non portare a conoscenza le ricerche mediche effettuate sui componenti dei nostri prodotti. Per qualsiasi problema di carattere medico consultate il vostro medico curante.
Fiore

Acacetina 7 -O-D ( + )-glucopiranoside 
5, 7, -dimetil apigenina-4-O-8-D(+)-glucopira noside
6,8,-dimetossi-3-metil antrachinone-1-O-8-ramnosil glucopiranoside

Frutto 

Antiossidante
Alizarina 
Antrachinone 
Acido capronico e caprilico
Olio essenziale 
B-D-glucopiranosio pentacetato
Asperuloside tetra acetato
Glucosio
Xeronina 

Radice e corteccia 

Carbonato 
Acido rubiclorico
Acido crisofanico
Magnesio
Sodio 
Morinadadiolo
Resine
Steroli 
Clorubina 
Soranidolo
Fosfato
Ferro 
Glucosidi
Morindina
Rubiadina 


Xeronina e i suoi alias: gli alcaloidi

Quando la xeronina ha svolto il proprio compito, diventa importante per l’organismo l’eliminazione di quella utilizzata affinché non continui a esercitare la propria azione laddove non serve più.

Se avessimo troppa xeronina che stimola le proteine a lavorare più del dovuto, ci creerebbe non pochi problemi. Ma la soluzione è data ancora una volta dalla natura stessa. La xeronina è un composto chimico molto instabile. Lasciata al proprio destino, essa decade e diventa inutilizzabile. Il maggior numero delle forme di vita lascia decadere infatti la xeronina. Non le piante: qui le cose procedono in altro modo. Mentre quasi tutti gli esseri viventi (noi compresi) eliminano semplicemente la xeronina, molte piante trattengono la xeronina per conservarla, poiché essa contiene il prestigioso azoto. Per conservarla e al contempo disattivarla, la pianta aggiunge fili e grumi di ‘ rifiuti molecolari ‘ alla xeronina affinché non decada e non si aggreghi nemmeno a qualche proteina. Quando, nella pianta, la xeronina è stata caricata con questi ‘ rifiuti molecolari ‘, ne nasce la ben nota combinazione detta ‘alcaloide’.
Gli alcaloidi furono i primi composti biochimici a essere isolati dal mondo scientifico. Attualmente si conoscono oltre 10.000 alcaloidi. Fra questi ricordiamo la nicotina, cocaina, eroina, o morfina.

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