Rabarbaro cinese – Rheum palmatum L.
Rabarbaro cinese - Rheum palmatum L.

Il Rabarbaro cinese (o Rabarbaro della Mongolia) è una pianta erbacea perenne originaria dell’Asia centrale; in Italia è coltivata a scopo ornamentale o medicinale
Famiglia: Poligonaceae
Specie: Rheum palmatum L.
Sinonimo: Rheum officinale Bail.
Generalità
Caratteri botanici
Presenta robuste radici rizomatose e fusti eretti alti fino a 2 metri. Le grandi foglie, lungamente picciolate, ovato-arrotondate, sono più o meno profondamente inciso-lobate ai margini. Le infiorescenze sono delle grandi pannocchie apicali che portano numerosi fiori di colore bianco-giallastro o purpureo.
Coltivazione
Prima dell’impianto è necessaria una lavorazione profonda, con distribuzione di letame e concimi fosfatici. Le piantine prodotte in semenzaio o le sezioni di rizoma munite di gemme vengono posta a dimora in autunno o all’inizio della primavera a 1,5-2 m tra le file e 1 metro lungo la fila. Le cure colturali si basano sul diserbo e l’irrigazione; in autunno si somministrano concimi organici e in primavera quelli azotati.
Raccolta e conservazione
La raccolta inizia al secondo anno, asportando a mano i piccioli fogliari privati del lembo. Di solito si lascia sulle piante un terzo delle foglie presenti. I rizomi possono essere raccolti al 3-4° anno, vengono ripuliti dalla terra, tagliati a fette e lasciati essiccare. I carnosi piccioli vengono impiegati per la preparazione di dolci e marmellate.
Uso in cucina e proprietà terapeutiche
I rizomi hanno proprietà digestive, astringenti, lassative, depurative, colagoghe.
L´azione astringente – tonica – colagoga e stomachica si ha solo per piccole dosi [10-20 ctgr], a dosi medie svolge azione lassativa – mentre a dosi elevate [2-4 g] agisce da purgante come altre droghe antrachinoniche anche se meglio tollerata dall´organismo e meno irritante di queste ultime .
Il Rabarbaro cinese viene impiegato come ingrediente nella formula Essiaca non convenzionale per il trattamento del cancro.
Droghe Lassative e Purganti
Trascurando le alterazioni dell’intestino che ostacolano meccanicamente la progressione del bolo fecale (tumori, processi cicatriziali, ecc.), vi possono essere stitichezze primitive dovute a una alterata motilità intestinale di natura nervosa o muscolare; in questo caso può aversi una stitichezza atonica quando la muscolatura ha diminuito il tono e la forza delle contrazioni, mentre si ha una stitichezza spastica quando l’ipertono della muscolatura determina contrazioni spastiche della stessa.
Altra forma di stipsi è causata dalla scarsa produzione di idrogeno solforato che è un eccitante fisiologico della peristalsi.
Il trattamento terapeutico dovrà essere coadiuvato da vita attiva e movimentata e da dieta povera di carne ma ricca di frutta, verdure e fibre.
In base al meccanismo d’azione delle droghe lassative si avranno:
a) Droghe antrachinoniche che favoriscono lo svuotamento dell’intestino stimolando prevalentemente la muscolatura dell’intestino crasso.
I componenti principali di queste droghe contenute in Senna, Frangula, Aloe, Cascara sagrada, Rabarbaro e Spincervino sono glicosidi derivati dall’antracene. La loro metabolizzazione in agliconi (più attivi) avviene nel colon: qui si ha una rimozione dello zucchero ed i prodotti ottenuti stimolano ulteriormente la motilità aumentando anche il peristaltismo e la produzione di muco. L’azione lassativa che inizia a livello dell’intestino crasso con inibizione del riassorbimento dell’acqua e degli elettroliti, si manifesta dopo 8-12 ore. Gli effetti collaterali sono: colorazione delle urine, passaggio nel latte materno, pseudomelanosi reversibile del colon, perdita di elettroliti per l’uso prolungato o diarrea severa con coliche per sovradosaggio.
L’uso cronico di antranoidi può essere responsabile di pigmentazione della mucosa del colon (melanosis coli), alterazione del quadro elettrolitico e dell’equilibrio acido-base, colon dilatato con pseudo-restringimenti per alterazione del plesso nervoso intramurale, aggravamento della stitichezza, colon irritabile, rischio di degenerazione neoplastica e interazioni con altri farmaci.
b) Droghe che favoriscono lo svuotamento dell’intestino stimolando prevalentemente la muscolatura dell’intestino tenue e parte del crasso (Olio di Ricino).
c) Purganti meccanici che favoriscono lo svuotamento dell’intestino aumentando il volume fecale (Agar-agar, Psillio, Lino semi, Carragenina);
d) Purganti osmotici (zuccherini) che richiamano nell’intestino acqua dal sangue (Manna, Lattosio, Prugne, Tamarindo, Cassia fistula in canna, Pesco).
e) Purganti oleosi che favoriscono la progressione delle feci essendo lubrificanti dell’intestino (Olio di oliva, Olio di lino, Olio di mandorle dolci).
Tratto da: Marzio Pedretti “L’erborista moderno”;
Enrica Campanini “Dizionario di fitoterapia e piante medicinali”;
Fabio Firenzuoli “Le 100 erbe della salute”.
Il R.rhaponticum è il Rabarbaro siberiano – meno attivo e meno sicuro del R.cinese ma utilizzato dalle industrie liquoristiche. In generale le foglie possono essere tossiche [reni e mucose] in quanto contenenti sali di ossalato.
Ai fini curativi viene utilizzata la radice mentre la corteccia è sfruttata dall´industria dolciaria.
Il rabarbaro cinese appartiene alla famiglia delle Poligonacee, al genere Rheum ed alla specie palmatum o officinale. È una pianta erbacea perenne, alta fino a 2 m e larga anche 1m, con un portamento eretto, fusti rigidi, cavi, di colore rosso e contengono molto succo. L’apparato radicale è costituito da un grosso e robusto rizoma, dal quale si dipartono le radici secondarie ed i fusti. Le foglie si dispongono alla base della pianta in modo da formare una rosetta, sono caduche, alterne, di grosse dimensioni, provviste di lunghi piccioli carnosi, di una forma quasi tondeggiante, di un colore verde brillante e presentano dei bordi incisi e lobati. I fiori sono ermafroditi, molto numerosi, di color bianco tendente al verde oppure rosso scuro e riuniti in infiorescenze a pannocchia localizzate all’apice degli steli; la fioritura si verifica ad inizio estate nei mesi di giugno e luglio. Il frutto è un achenio contenente un solo seme.
Le parti di pianta utilizzate sono il rizoma, caratterizzato da un sapore amaro, ed i lunghi piccioli carnosi.
Clima e terreno
Il rabarbaro cinese preferisce i climi temperati freddi, però si adatta anche a quelli temperati; è in grado di sopportare temperature di diversi gradi al di sotto dello zero.
Le esposizioni migliori sono gli ambienti completamente soleggiati, però si sviluppa bene anche in aree parzialmente ombreggiate. Il rabarbaro cinese predilige i terreni sciolti, profondi, fertili, abbastanza umidi e freschi, ben drenati, ricchi di sostanza organica e con valori di pH compresi tra 6 e 8, mentre rifugge i suoli compatti in quanto risultano soggetti ai ristagni idrici.
Questa specie è originaria del Tibet, ove vegeta allo stato spontaneo ad un’altitudine superiore ai 3000m, attualmente si coltiva soprattutto in Cina.
Propagazione ed impianto
Il rabarbaro cinese si moltiplica per seme e per divisione di cespi. La semina può avvenire direttamente in campo ad inizio primavera, però i tempi della germinazione sono piuttosto lunghi, ed in semenzaio in autunno. Nel secondo caso i semi si mettono in contenitori con un substrato leggero e fertile che deve essere inumidito, in seguito vanno mantenuti al buio per favorire la germinazione, mentre all’emergenza delle piantine, si aumenta la luminosità; verso l’inizio della primavera le piantine sono pronte ad essere trapiantate. La divisione dei cespi, la tecnica più praticata, consiste nel prelevare delle piccole porzioni di rizoma, provviste di almeno una gemma, mettendole a dimora direttamente in piena terra, oppure in vivaio in modo da ottenere piantine pronte ad essere trapiantate. Il letto di semina necessita di lavorazioni profonde e di essere ben affinato per garantire un buon sviluppo del rizoma. In ambienti caratterizzati da inverni miti l’epoca d’impianto è l’autunno, mentre in quelli più freddi la messa a dimora si effettua a marzo. Le distanze d’impianto tra le file sono di 2 m e sulla fila di 0,8-1 m, con un investimento variabile tra 5000 e 6250 piante ad ettaro.
Tecniche di coltivazione
Il rabarbaro cinese viene coltivato in pieno campo, in orti e giardini famigliari a scopo alimentare e medicinale, mentre nell’ultimo caso anche a scopo ornamentale. Il controllo delle erbe infestanti si esegue effettuando delle scerbature manuali nel caso di orti o giardini famigliari, mentre nel caso di coltivazioni in pieno campo si ricorre a delle sarchiature tra le file. La concimazione si esegue durante la preparazione del letto di semina apportando del letame maturo, mentre l’azoto si somministra alla ripresa vegetativa. Questa pianta è sensibile alla siccità, per cui durante l’estate è necessario ricorrere all’irrigazione, lasciando asciugare il terreno tra un intervento e l’altro. Il rabarbaro cinese è una pianta poco soggetta ad attacchi di parassiti, i più pericolosi sono i marciumi radicali, che si instaurano in condizioni di ristagni idrici.
Raccolta
In estate vanno eliminate le infiorescenze a pannocchia per fare in modo che le sostanze nutritive siano indirizzate prevalentemente al rizoma. La raccolta comincia a partire da fine primavera-inizio estate del secondo anno di coltivazione per quanto riguarda i piccioli, che vengono separati dalle foglie; è importante lasciare sulla pianta almeno il 30 % della superficie fogliare in modo da garantire l’attività fotosintetica. I rizomi si raccolgono in autunno non prima del quarto anno di coltivazione, in seguito vanno ripuliti dal terreno, affettati a piccoli pezzi e posti ad essiccare.